Bollettino usi civici
Il Bollettino Usi civici (“Supplemento del Bollettino feudale”)
Il Bollettino usi civici inizia le pubblicazioni nel gennaio 1931. Viene istituito con la circolare n. 11 del 15 gennaio 1931 dal Ministro dell’Agricoltura Giuseppe Acerbo, con lo scopo di rendere disponibili a tutti i rami della Pubblica Amministrazione i provvedimenti dei Commissari regionali, già operativi dal 1924, quando erano stati creati dal r.d.l. n. 751 del 1924, poi convertito nella l. 16 giugno 1927 n. 1766. Nella circolare Acerbo si richiama espressamente alla legislazione del Regno delle Due Sicilie, citando l’esempio del decreto di Nicola Santangelo del 1846, con cui era stata disposta la pubblicazione del Bollettino delle Ordinanze dei Commissari ripartitori. Per questo il Bollettino usi civici sarà sempre pubblicato con il sottotitolo: Supplemento del “Bollettino Feudale”.
Tutti i provvedimenti erano destinati alla pubblicazione: non solo le sentenze, ma anche le ordinanze amministrative e i decreti con i quali i Commissari, per esempio, dichiaravano chiuse le operazioni su un dato Comune, accertando l’inesistenza degli usi civici, oppure concludevano le operazioni di quotizzazione sui demani già accertati. Nella sezione relativa a ciascun Commissariato vengono pubblicati anche i provvedimenti del Ministero riguardanti i Comuni compresi nel relativo circondario, nonché le sentenze di Corte d’Appello e di Cassazione scaturite dai procedimenti curati in primo grado dai Commissari.
Ai Commissari veniva chiesto di “preparare in tempo e accuratamente” il materiale e di inviarlo al Ministero entro la prima decade del mese successivo all’emanazione. Non sempre ciò avvenne: non vi è quindi corrispondenza necessaria tra il mese di pubblicazione del fascicolo e quello in cui il provvedimento pubblicato fu emanato.
Il Bollettino mantenne, fino alla fine, la struttura voluta da Acerbo: ogni fascicolo contiene i provvedimenti dei dodici Commissari, presentati dal Nord al Sud e poi per le Isole, sempre nella stessa successione. Nel 1931 questa inizia con il Commissariato per il Piemonte, la Liguria e la Valle d’Aosta, con sede a Torino. Segue il Commissariato di Milano, che all’epoca ha giurisdizione su tutta la Lombardia e sul cosiddetto Basso Veneto, cioè sulle attuali province di Verona, Vicenza, Padova e Rovigo. Il terzo è il Commissariato della Venezia Tridentina, con sede a Trento e competenza anche sulla provincia di Bolzano. Distinto da questo è il Commissariato della Venezia Giulia e dell’Alto Veneto, con sede a Trieste e giurisdizione fino a Pola e Zara. Seguono il Commissariato di Bologna, competente per l’Emilia e le Alte Marche; quello di Roma, che ha competenza sul Lazio, sulla Toscana, sull’Umbria e sulla parte meridionale delle Marche; quello dell’Aquila, competente per i soli Abruzzi; quello di Napoli, cui sono affidate Campania e Molise; quello di Bari, per Puglia e Basilicata; quello di Catanzaro, per la Calabria; e infine i Commissariati di Palermo e Cagliari, ciascuno competente, rispettivamente, per Sicilia e Sardegna. Questa ripartizione, definita dopo la legge del 1927, era in parte innovativa rispetto a quella prevista dal r.d.l. n. 751 del 1924, anche perché teneva conto delle nuove province istituite nel gennaio 1927.
Le sedi dei dodici Commissari non subirono mutamenti durante il Fascismo. Alcune modifiche interessarono però i circondari. Nel 1929 tutte le province delle Marche furono aggregate alla competenza del Commissariato di Bologna (r.d. 30 maggio 1929 n. 1019), sottraendone alcune a quello di Roma, per la “maggiore comodità delle popolazioni interessate”. Per lo stesso motivo, nel 1939 (r.d. 13 aprile 1939 n. 677) la provincia di Frosinone fu staccata dal Commissariato di Roma e aggregata a quello di Napoli. Per questo, a partire dall’annata 1939, i Commissariati vengono indicati nei Bollettini solo con la sede.
Mutamenti più rilevanti si ebbero soltanto dopo la Seconda guerra mondiale, soprattutto per la situazione della città di Trieste. Nel 1946, per le difficoltà delle comunicazioni, la provincia di Belluno passò dal Commissariato di Trieste a quello di Trento con decreto del Capo provvisorio dello Stato del 23 agosto 1946 (n. 99). Il 27 dicembre 1947, in esecuzione del Trattato di pace entrato in vigore nel settembre di quell’anno, che aveva istituito il Territorio libero di Trieste, un ulteriore decreto (n. 1703) trasferì quel Commissariato a Venezia e gli riaggregò anche la provincia di Belluno, mentre le altre province del Veneto rimasero nella competenza del Commissariato di Milano. Il Commissariato di Trieste, mai formalmente abolito, tornò poi ad avere giurisdizione sulle province di Gorizia, Udine e Belluno, nonché sul comune di Trieste e sui comuni contermini rimasti all’Italia, con decreto del Commissario generale di Governo per il territorio di Trieste del 13 luglio 1955 (n. 215).
Non furono però solo le vicende internazionali a incidere sulla geografia dei Commissariati. In quegli stessi anni, l’applicazione delle leggi di riforma agraria provocò un crescente contenzioso davanti ai Commissari del Mezzogiorno. Anche per questo, nel 1954 fu istituito un tredicesimo Commissario, con sede a Potenza e giurisdizione su tutta la Basilicata.
Le circoscrizioni dei Commissariati vennero poi riorganizzate, tendenzialmente su base regionale, nel 1958 (d.p.r. 19 aprile 1958 n. 536). Al Commissariato di Milano restò affidata tutta e solo la Lombardia; a quello di Venezia tutto il Veneto, ad eccezione della provincia di Belluno, rimasta aggregata a Trieste; a quello di Bologna tutta l’Emilia-Romagna e tutte le Marche. Il Commissariato di Roma tornò ad avere giurisdizione sulla provincia di Frosinone e quindi sull’intero territorio del Lazio, oltre che su Umbria e Toscana.
Il Bollettino usi civici fu pubblicato con cadenza mensile dalla prima annata, del 1931, fino alla dodicesima, del 1942, in fascicoli di brossura dalla copertina celeste, che riproduceva il frontespizio interno, seguito dall’indice. L’editore era l’Istituto Poligrafico dello Stato, che lo stampò in proprio fino al 1941, affidandosi poi, per alcune annate successive, agli Stabilimenti grafici A. Vallecchi di Firenze.
La regolarità della pubblicazione si spezza con la guerra e con il dopoguerra. L’annata del 1943 fu stampata solo nel 1947, in sei fascicoli: tre mensili e altri tre che raccolgono i restanti nove mesi dell’anno. Le annate dal 1944 al 1946 furono pubblicate solo nel 1951, ciascuna in un fascicolo unico da gennaio a dicembre. Il 1947 fu pubblicato nel 1952, in due fascicoli; il 1948 in un fascicolo unico, nel 1953. L’anno successivo venne pubblicata, in due volumi, l’annata 1949. Per vedere pubblicati i provvedimenti del 1950 si dovette attendere il 1958. La ventesima annata, del 1951, fu pubblicata solo nel 1960, insieme alla ventunesima, entrambe in volume unico. Dal 1953 in poi le annate uscirono in due grandi fascicoli semestrali, dal 1961 in avanti con cadenza irregolare. L’ultima annata completa è quella del 1958, pubblicata solo nel 1970. La ventinovesima e ultima annata fu pubblicata solo a metà, con un fascicolo relativo ai primi sei mesi del 1959, uscito nel 1974. L’annata più cospicua è quella del 1939, che supera le 5800 pagine.
Nonostante queste forti differenze nei tempi di stampa, le annate dal 1931 al 1959 costituiscono una serie unitaria, organizzata secondo criteri costanti.
Il Supplemento del Bollettino Usi civici
Una seconda serie è data dal Supplemento del Bollettino Usi civici, formato da quattro fascicoli unici pubblicati a partire dal 1932. Il titolo era evidentemente ispirato al Bollettino feudale. Come la prima serie del Supplimento al Bullettino della Commissione feudale aveva avuto lo scopo di pubblicare sentenze sfuggite alla serie ordinaria, così il Supplemento al Bollettino usi civici era destinato a raccogliere gli atti formati dai Commissari dalla loro costituzione come ufficio, avvenuta nel 1924, fino al 1930, cioè fino all’anno precedente l’inizio della pubblicazione del Bollettino.
Acerbo aveva annunciato già nella circolare del 15 gennaio 1931 l’intenzione di pubblicare tutto il lavoro già compiuto dai Commissari e, per questo, aveva disposto che ciascun fascicolo della prima annata si aprisse con la relazione di un Commissario sull’attività svolta fino a quel momento. La lettura di queste relazioni mostra chiaramente che l’attività dei Commissari era stata molto intensa in alcune aree e molto meno in altre, soprattutto nel Mezzogiorno.
Il Supplemento conferma questa differenza. Il primo numero, dedicato al Commissariato per il Piemonte e la Liguria, contiene una media di cinquanta provvedimenti per ciascuna provincia e si sviluppa su più di ottocento pagine. Il volume pubblicato nel 1932 per il Commissariato della Lombardia e del Basso Veneto si attesta su una media di circa cinquecento pagine a stampa, come il terzo, pubblicato nel 1933 e dedicato ai due Commissariati della Venezia Giulia e della Venezia Tridentina. Per lo stesso periodo 1924-1930, solo per fare un esempio, il Commissario della Calabria può riportare, nella sua relazione pubblicata nel fascicolo di ottobre 1931, meno di cinquanta provvedimenti. Malgrado altri Commissariati, come quello di Palermo, potessero vantare anch’essi centinaia di provvedimenti adottati in quei sette anni, la pubblicazione del Supplemento si arrestò con il volume dedicato al Commissariato dell’Emilia e delle Alte Marche, uscito nel 1935.

