Progetto e attività

Una storia lunga,
un problema attuale



DEMANIA è un progetto di ricerca dedicato alla forma più diffusa di proprietà collettiva in Italia: il demanio civico. Si tratta di terre e risorse dalle quali i membri di una comunità possono trarre utilità — pascolo, legnatico, acqua, coltivazione — escludendo gli estranei. Dietro questa formula apparentemente semplice si nasconde però una realtà storica e giuridica molto complessa, costruita nel tempo da leggi diverse, decisioni giudiziarie, pratiche amministrative e ordinamenti locali.

Il progetto ha concentrato l’attenzione soprattutto sull’Italia centro-meridionale, seguendo la storia dei demani dall’abolizione della feudalità nel 1806 fino alla disciplina nazionale degli usi civici, definita tra il 1924 e il 1927 e tuttora vigente. L’idea di fondo era che non esistesse un solo “demanio civico” come categoria astratta e uniforme: esistono invece molte vicende diverse, che possono essere comprese solo mettendo insieme fonti normative, giurisprudenza, archivi e contesti territoriali.

Per questa ragione DEMANIA non si è limitato a raccogliere documenti, ma ha cercato di costruire un metodo di indagine storico-giuridica capace di offrire basi più solide anche per i problemi del presente: il contenzioso sui diritti collettivi, le decisioni pubbliche sul territorio, la tutela ambientale, il rapporto tra l'uso delle risorse e le comunità locali.

Il progetto ha riunito cinque unità di ricerca, coordinate dall’Università di Padova: Bari, Catania, Camerino e Catanzaro. Il lavoro comune ha seguito quattro linee principali: la ricostruzione del quadro normativo; la ricostruzione della giurisprudenza; la messa in accesso aperto delle fonti storiche più importanti; l’individuazione di casi esemplari, utili per comprendere in concreto come i demani siano stati accertati, trasformati o liquidati nel corso del tempo.

Accanto alla ricerca sulle fonti, DEMANIA ha promosso incontri scientifici, seminari, convegni e una collana di volumi dedicati ai diversi territori e problemi emersi nel lavoro comune. Il progetto ha così cercato di tenere insieme due esigenze: produrre nuova ricerca e restituire strumenti utili per orientarsi in una materia difficile, ancora oggi decisiva per comprendere la storia giuridica del territorio italiano.


Costruire strumenti
di ricerca


Uno dei risultati più importanti del progetto è stato trasformare materiali dispersi e spesso difficili da usare in una base documentaria continua e leggibile. DEMANIA ha infatti recuperato integralmente le principali raccolte a stampa indispensabili per lo studio dei demani civici: il Bollettino della Commissione feudale, con le sentenze, il Supplimento e il successivo Bollettino ordinanze, e il Bollettino degli usi civici pubblicato dal 1931 al 1959 dopo la legge del 1927.

Questo recupero ha reso possibile, per la prima volta, una lettura sistematica delle pratiche giudiziarie in due grandi stagioni storiche: quella aperta dall’eversione della feudalità e quella segnata dalla nascita dei Commissari agli usi civici. La digitalizzazione delle serie ha consentito di seguire, quando la documentazione lo permetteva, uno stesso territorio o uno stesso tipo di conflitto attraverso giudici e periodi diversi, mettendo in luce continuità e discontinuità nell’uso dei possibili argomenti giuridici, in un lungo periodo.

Un secondo risultato importante è emerso dal confronto tra istituzioni differenti. La ricerca ha mostrato che molti schemi interpretativi già visibili nella pratica della Commissione feudale all’inizio dell’Ottocento furono ripresi, riformulati e riutilizzati dai Commissari agli usi civici nel Novecento.

Ne deriva un punto essenziale: il diritto attuale sui demani non può essere compreso solo a partire dalla legislazione del Novecento, ma deve essere collocato dentro una tradizione più lunga, nella quale categorie, distinzioni e soluzioni pratiche si sono depositate nel tempo.

Questi risultati sono stati rafforzati dalla ricerca negli archivi. Le indagini negli Archivi di Stato di Bari, Cosenza e Palermo hanno permesso di verificare il contesto locale e amministrativo delle fonti a stampa e di mettere alla prova le ipotesi interpretative emerse dallo studio delle raccolte. In Puglia, Calabria e Sicilia il lavoro ha consentito di collegare le decisioni giudiziarie ai fascicoli amministrativi e di allargare il confronto a percorsi territoriali differenti, mostrando anche la specificità del caso siciliano.

Il progetto ha così raggiunto un risultato insieme scientifico e pratico: dimostrare che fonti a stampa e archivi devono essere usati congiuntamente per costruire categorie giuridiche affidabili. Su questa base sono stati preparati i materiali oggi raccolti in open access, insieme ai volumi della collana e agli altri strumenti di ricerca nati dal progetto.