Unità di ricerca di Catania
Università di Catania
L’Unità di ricerca dell’Università di Catania, coordinata da Giuseppe Speciale insieme a Rosalba Sorice, ha contribuito al progetto DEMANIA attraverso una linea di ricerca centrata soprattutto sulla specificità storica e giuridica della Sicilia nel quadro dei diritti collettivi sulla terra. Il suo lavoro ha consentito di mettere in evidenza come la vicenda siciliana non possa essere ricondotta senza residui ai modelli elaborati nel Mezzogiorno continentale, ma richieda invece strumenti di analisi capaci di coglierne l’autonomia, le scansioni cronologiche proprie e il particolare intreccio tra tradizioni normative, istituzioni e pratiche locali.
Fin dalle prime fasi del progetto, l’unità ha dedicato una particolare attenzione alla legislazione del cosiddetto decennio inglese, assumendola come un passaggio decisivo per comprendere la traiettoria siciliana nella trasformazione dei rapporti tra terra, diritti collettivi e poteri pubblici. In questa prospettiva, il contributo di Catania ha rafforzato una delle acquisizioni più importanti del progetto: la necessità di leggere la storia giuridica dei demani e degli usi civici non come sviluppo uniforme, ma come campo attraversato da differenze territoriali profonde, che incidono tanto sulla formazione delle categorie quanto sulle forme della loro successiva ricezione.
L’attenzione alla Sicilia si è tradotta in una più ampia attività di confronto storico e scientifico, volta a collocare il caso isolano entro un quadro comparativo capace di metterne in luce affinità e divergenze rispetto ad altri contesti. Anche per questo l’Unità di Catania ha partecipato, insieme a Padova, alla presentazione dei risultati intermedi del progetto presso la International School of Ius Commune di Erice, contribuendo a portare la riflessione di DEMANIA entro una sede di discussione di respiro internazionale.
Sul piano della comunicazione scientifica, l’Unità di Catania ha organizzato nell’ottobre 2025 un convegno dedicato alle terre comuni nella Sicilia e nella Sardegna contemporanee, poste in relazione con altri sviluppi dell’Italia postunitaria. L’iniziativa ha rappresentato un momento particolarmente significativo del progetto, perché ha consentito di discutere pubblicamente il tema delle proprietà collettive in una prospettiva ampia, capace di collegare la ricostruzione storica alle permanenze e alle trasformazioni di lungo periodo. In questo modo, il convegno ha dato visibilità a una delle linee più originali del contributo catanese: l’idea che la storia dei diritti collettivi debba essere letta attraverso il confronto tra percorsi territoriali differenziati, e non solo attraverso l’evoluzione di un unico modello normativo.
Anche attraverso il dialogo con istituzioni e studiosi impegnati su temi affini, l’Unità di Catania ha contribuito a rafforzare il profilo scientifico del progetto, offrendo un punto di osservazione essenziale sulla pluralità storica dei regimi di appartenenza e di uso della terra. In questa direzione si è fatta parte attiva contribuendo alla redazione della Carta di Troina - I domini collettivi per lo sviluppo locale: usi civici e beni comuni come risorsa, documento elaborato nel corso dell’edizione speciale della Scuola di paesaggio Emilio Sereni. La Carta invita Comuni, Regioni, Università e associazioni a sottoscrivere impegni per la gestione partecipata del patrimonio collettivo, la rigenerazione dei suoli e la valorizzazione dei territori. Tra le adesioni figurano, tra gli altri, l’Istituto Alcide Cervi, il Comune di Troina, Italia Nostra Sicilia, i Borghi più Belli d’Italia in Sicilia.
Sempre nell’ottica del dialogo con le istituzioni l’unità ha redatto la bozza del disegno di legge regionale Norme in materia beni collettivi soggetti ad uso civico presentato su iniziativa parlamentare all’ Assemblea Regionale Siciliana.Il suo apporto ha così reso più saldo uno dei presupposti fondamentali di DEMANIA: che la comprensione dei diritti collettivi richieda una ricostruzione storica attenta alle differenze territoriali, alle discontinuità istituzionali e alla varietà delle tradizioni giuridiche che hanno modellato, nel tempo, il rapporto tra comunità e territorio.


