In cerca delle fonti
Riunire una collezione
dispersa

Il lavoro di digitalizzazione è cominciato da un problema molto concreto: nessuna biblioteca italiana possiede la collezione integrale del Bollettino della Commissione Feudale e delle serie che ne proseguono la storia, il Supplimento e il Bollettino delle Ordinanze dei Commissari ripartitori. L’obiettivo del progetto era dunque ricostruire, almeno in forma digitale, un insieme disperso, frammentato tra sedi diverse e spesso descritto in modo incompleto.
L’esame dei volumi conservati presso il Commissariato per la Liquidazione degli Usi civici della Calabria, a Catanzaro, ci ha mostrato subito quanto questa raccolta fosse complessa. Le Sentenze della Commissione feudale, pubblicate tra il 1808 e il 1810, raccolgono non solo le decisioni, ma anche leggi e decreti del periodo. Il Supplimento, iniziato nel 1829, ha una struttura disomogenea: nei primi volumi convivono sentenze sfuggite alla stampa, provvedimenti interinali, correzioni, ordini amministrativi; dal 1838 assume una forma più stabile, organizzando i materiali per Comune. Il Bollettino delle Ordinanze, infine, avviato nel 1858, raccoglie i procedimenti dei Commissari ripartitori e si interrompe nel 1867, alla lettera F.
Il progetto era stato pensato, inizialmente, come una digitalizzazione integrale condotta direttamente sugli esemplari originali. Nei primi mesi abbiamo valutato soluzioni diverse, compresa l’ipotesi di affidarci a una ditta specializzata. Alla fine abbiamo deciso di procedere in proprio, acquistando uno scanner per libri antichi, abbastanza delicato da richiedere una custodia speciale e abbastanza versatile da poter essere trasportato di biblioteca in biblioteca. È così che il progetto ha preso anche la forma di un viaggio: non solo studio delle fonti, ma ricerca materiale dei volumi, sopralluoghi, accordi con biblioteche e archivi, ricostruzione paziente di collezioni disperse.
A cambiare il piano iniziale è intervenuta poi la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, che ha pubblicato online, con licenza Creative Commons, tutti i volumi delle tre serie in suo possesso. Questo gesto di apertura ha inciso in modo decisivo sul lavoro del progetto: ci ha permesso di concentrare gli sforzi non su ciò che era già disponibile, ma sulle lacune ancora aperte, con l’idea di restituire infine la raccolta in una forma digitale quanto più possibile unitaria e continua. Anche per questo, la storia della digitalizzazione è stata, fin dall’inizio, una storia di collaborazione tra istituzioni diverse, accomunate dalla consapevolezza del valore di queste fonti.
Biblioteche, archivi,
collaborazioni
Il primo tratto del viaggio ci ha portati a Siena, dove la Biblioteca del Circolo giuridico dell’Università ci ha accolti con una disponibilità che merita di essere ricordata. In un ambiente che da sempre è un punto di riferimento per gli storici del diritto, per la ricchezza delle raccolte e la qualità della loro conservazione, abbiamo digitalizzato i due volumi mancanti del giugno 1810. Nella stessa sede abbiamo recuperato anche l’annata 1929 della Rivista dei Demani. Alla competenza scientifica della biblioteca si è unita una collaborazione concreta, generosa e attenta, che ha reso possibile il lavoro nelle migliori condizioni.
Dopo Siena, il centro operativo del progetto è diventato Catanzaro. Presso il Commissariato per la Liquidazione degli Usi civici della Calabria l’apparecchiatura è rimasta per circa diciotto mesi, con accessi periodici, spesso organizzati con minimo preavviso. L’ufficio non si è limitato a consentire la consultazione dei materiali: ha messo a disposizione una stanza di lavoro, ha facilitato ogni fase dell’attività e ha accompagnato con una collaborazione costante un’impresa di lunga durata. Senza questa disponibilità, il progetto non avrebbe potuto affrontare l’obiettivo più ambizioso della sua campagna di digitalizzazione: il recupero integrale del Bollettino usi civici, la raccolta voluta nel 1931 dal Ministro dell’Agricoltura Giuseppe Acerbo per dare pubblicità ai provvedimenti dei Commissari regionali e uniformarne la giurisprudenza.
La ricerca dei fascicoli mancanti ci ha portati poi in altre sedi, tutte segnate da una medesima generosità istituzionale. L’Università di Pavia e l’Università Statale di Milano hanno offerto un aiuto immediato e competente nella verifica delle annate conservate.
Ancora più decisivo è stato l’incontro con l’Archivio generale della Giunta Regionale del Veneto, che custodiva in un’unica sede i materiali necessari a colmare lacune rimaste aperte dopo mesi di ricerca. Anche qui abbiamo trovato non solo documenti, ma interlocutori consapevoli dell’importanza del lavoro, pronti a favorirlo con grande disponibilità. Lo stesso si deve dire della Biblioteca comunale “Armando Lucifero” di Crotone, che ha aderito con prontezza al progetto e ci ha consentito di recuperare l’unico volume del Bollettino delle Ordinanze mancante rispetto alla raccolta romana.
Il lavoro di digitalizzazione a Catanzaro si è concluso nel gennaio 2026, dopo oltre ventiquattro annate del Bollettino usi civici, ciascuna di migliaia di pagine, e dopo il recupero dei volumi mancanti delle raccolte ottocentesche. Subito dopo, l’apparecchiatura è stata trasferita a Venezia, dove abbiamo completato le annate mancanti del Bollettino.
Ne è venuto fuori un percorso durato circa due anni: non solo un’operazione tecnica, ma un attraversamento di biblioteche note e meno note, di archivi, uffici giudiziari e depositi, alla ricerca di materiali preziosi per la storia giuridica dei territori italiani. Se oggi queste fonti possono tornare a essere lette nel loro insieme, è anche grazie alla professionalità, alla cortesia e al senso delle istituzioni delle biblioteche e degli archivi che ci hanno aperto le loro raccolte e accompagnato in questo lavoro.

